venerdì 18 luglio 2014

Una ferita alla democrazia sindacale

Questo il documento approvato dalla Conferenza Nazionale dei Fiduciari e dei Cdr della Fnsi tenutasi il 17 luglio 2014

La Consulta Nazionale dei Fiduciari e dei Cdr, organo statutario della Fnsi, stigmatizza e condanna, al di là del giudizio finale, il modo in cui è stata condotta la trattativa contrattuale.
E’ palese la violazione delle norme statutarie che indicano chiaramente che la Commissione Contratto e la Consulta stessa partecipino alla elaborazione e alla trattativa delle modifiche contrattuali, e prevedono altresì che sia loro sottoposto l’accordo finale prima della firma definitiva. 
L’aver impedito e ignorato questo cammino costituisce un vulnus inaccettabile alla democrazia interna della Fnsi.
Anche per questo la Consulta chiede alla Giunta di dare corso a un referendum trasparente, che ridia voce alla categoria e permetta a tutti i giornalisti di conoscere e giudicare il contenuto degli accordi contrattuali.
La Consulta chiede che siano al più presto ripristinate le regole di partecipazione degli iscritti al sindacato unico dei giornalisti, senza le quali si finisce in una inaccettabile gestione oligarchica che mina le fondamenta stesse della Fnsi.

lunedì 14 luglio 2014

IL DOCUMENTO FINALE 
DELL'ASSEMBLEA DEL 5 LUGLIO

Per un vero referendum sul contratto
e l’accordo sul lavoro autonomo
Per un sindacato dei giornalisti

L’assemblea riunita a Roma il 5 luglio 2014 si oppone alle intese per i giornalisti lavoratori autonomi e per quelli dipendenti firmate il 19 e il 24 giugno, che rappresentano uno dei punti più bassi nella storia del sindacato ed esprime forte preoccupazione per lo stato della Fnsi e per le sue prospettive future.
Cosa comportano questi accordi:

- un “salario di ingresso”, tagliato fino al 35% ma non legato a stabilizzazioni: lo sconto per gli editori vale quindi anche per i contratti a termine;

- l’apprendistato professionalizzante – che di fatto è un raddoppio del praticantato – senza garanzie di stabilizzazione e senza parte formativa: con la prospettiva di stipendi ridotti fino a sei anni e la possibilità che il primo “scatto” di anzianità arrivi dopo oltre nove anni di contratto regolare

- cancella totalmente la “ex fissa” - di fatto una liquidazione aggiuntiva per chi va in pensione - ai danni di almeno due generazioni di giornalisti (trentenni e quarantenni, i cui stipendi hanno tutti regolarmente contribuito a questo fondo), ma contemporaneamente impegna risorse contributive e dell’Inpgi per garantirla solo a una minoranza di colleghi più anziani;

- livelli minimi di trattamento economico per i lavoratori autonomi, livelli che sono al di sotto della soglia minima di sussistenza e di dignità professionale, e che costituiranno il modello retributivo per giornalisti precari e freelance.

UN COLPO ALLA CATEGORIA - È un colpo durissimo a una categoria che soffre di una crisi profonda. Il lavoro giornalistico, con questo contratto, sarà pagato sempre meno, che sia dipendente o autonomo e la riduzione dei diritti dell'uno si rifletterà negativamente sulle condizioni dell'altro. La precarietà non è più solo una condizione della maggioranza della categoria, quel 60% di giornalisti attivi che non ha un lavoro dipendente, ma si estende – tranne alcune, elitarie, eccezioni –anche a figure che si credevano garantite, oggi fortemente indebolite. Tutti i giornalisti saranno più deboli e ricattabili: uno scenario che rischia di affossare ulteriormente la qualità dell’informazione, in un settore appesantito dall’incapacità degli editori di progettare il prodotto e l’organizzazione del lavoro del futuro.

PERCORSO OPACO E ANTIDEMOCRATICO - La nostra preoccupazione aumenta nel vedere come il contratto è stato firmato. Senza una piattaforma, ma senza nemmeno delle vaghe linee guida, senza una visione propria, un punto di vista del sindacato. Al chiuso di una ristretta cerchia di dirigenti, ostinatamente nascosto perfino agli organismi della categoria, ai Cdr, alla commissione Contratto, al Consiglio nazionale della Fnsi, alla commissione nazionale lavoro autonomo: al riparo dalle critiche, senza nessun interesse per le conoscenze e le esperienze dei colleghi che lavorano davvero, senza nessuna consultazione democratica. Il contrario di quella trasparenza diffusa che è il patrimonio incancellabile dell’era digitale. Hanno prevalso la subordinazione agli editori – capaci solo di pensare a ridurre il costo del lavoro e a espellere giornalisti dalle redazioni – e l'ignoranza dei cambiamenti profondi già avvenuti nel mondo editoriale. Oggi l’informazione è sempre meno la “stampa” o la "linotype" e sempre più televisione, web, social network, integrazione tra media diversi. Il sindacato deve avere capacità di innovazione, conoscere le nuove figure professionali, avere competenze e voglia di studiare: un compito fuori portata per un gruppo dirigente figlio di un'epoca storica ormai conclusa. Un gruppo dirigente che si riproduce da solo, fossilizzato nelle vecchie correnti sindacali, incapaci di trovare una sintesi politica per tornare a rappresentare tutti i giornalisti. Correnti che rendono eterne e interscambiabili le “carriere” nelle istituzioni di categoria (Ordine, Fnsi, Inpgi Casagit), poltrone spesso ambite per un sistema di gettoni di presenza, permessi, rimborsi spese che rappresenta un costo ormai intollerabile per una categoria sempre più impoverita.

LA QUESTIONE DEL FONDO - Si è voluto “appoggiare” il contratto al provvedimento del Governo sul fondo editoria, che premeva molto ad alcuni editori: ma allora si doveva e si poteva cercare una mediazione positiva tra aiuti alle imprese e creazione di "lavoro buono", cioè a tempo indeterminato, per ridurre, invece di aumentare la precarietà e per garantire stabilità alla professione e ai conti dell'Inpgi.

RICOSTRUIRE IL SINDACATO - C'è bisogno di cambiare, c'è bisogno di un rinnovamento profondo, c'è bisogno di un sindacato nuovo. Ci rivolgiamo all'intera categoria, a chi lavora nelle redazioni e a chi ne è fuori soprattutto per obbligo; ai Cdr che si occupano quotidianamente di tante, piccole questioni fondamentali e agli iscritti alla Fnsi ma anche a chi non è iscritto per sfiducia, per protesta, o anche solo perché, per chi non ha uno stipendio corposo e stabile, costa troppo.

UNA LINEA DI DIFESA - Siamo convinti che si debbano praticare tutte le strade possibili – anche legali - per impedire che questi accordi siano applicati: a cominciare dal Consiglio nazionale del 10 luglio in cui chiediamo di votare il rigetto di questa firma, così forzata che ha portato alla spaccatura della Giunta esecutiva.

UN VERO REFERENDUM - Chiediamo, allo stesso tempo, che la Fnsi indica un vero referendum vincolante sui contenuti del contratto, da tenersi fra tutti i giornalisti oggetto degli accordi, iscritti e non iscritti al sindacato, dipendenti e autonomi, con una votazione democratica e trasparente, da tenersi nelle redazioni e nelle sedi delle Associazioni regionali, in preparazione del quale sia garantita l’illustrazione paritetica delle diverse posizioni.

UNA NUOVA FNSI - Vogliamo batterci all'interno della Fnsi per un'altra Fnsi. Non vogliamo fondare un altro sindacato, che in una categoria così piccola servirebbe solo a generare nuove, piccole burocrazie e rendite di posizione. Ma non siamo più disposti ad accettare un sindacato che firma accordi come questi. Serve un drastico ricambio, anche generazionale, dei vecchi vertici e una ridefinizione delle regole e strutture. Appoggeremo le varie iniziative di protesta che si stanno organizzando in questi giorni a cominciare dai coordinamenti e associazioni di precari e di lavoratori autonomi. Vogliamo cominciare a pensare seriamente a come deve essere un'altra Fnsi coinvolgendo tutta la categoria, professionisti e non. Per questo ci diamo appuntamento a una assemblea nazionale da tenersi a Firenze tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre.

domenica 13 luglio 2014

Il documento preparatorio
dell'assemblea aperta del 5 luglio

SOS INFORMAZIONE
A rischio la libertà di stampa
Dopo gli accordi appena firmati su contratto di categoria
ed equo compenso per i giornalisti non subordinati


Roma,  - Un accordo sul lavoro autonomo stipulato tra le parti, sindacato ‘unico’ dei giornalisti (Fnsi) ed editori (Fieg), che diventa legge dello Stato e legalizza lo sfruttamento: 3 mila euro l’anno lordi, 250 al mese. Lo chiamano “equo” compenso, con il placet del governo nella persona del sottosegretario all’Editoria Luca Lotti. Per i giornalisti precari e freelance si tratta di un compenso “iniquo” e di un accordo truffa. È stato svenduto il lavoro dei giornalisti, rendendoli più ricattabili, sfruttati e licenziabili. A essere minacciata è la libertà di stampa, baluardo della tenuta democratica delle istituzioni. Grazie a questo accordo, è legge dello Stato che un giornalista non è sfruttato se: guadagna 20 euro lordi per un articolo (di almeno 1600 battute) che scrive per un quotidiano. 250 euro lordi al mese, 3000 euro per 144 articoli l’anno. Se il pezzo viene tagliato dalla redazione (e contiene meno di 1600 battute) l’accordo non si applica e si può essere pagati ancora meno.

Più si lavora, meno si guadagna

Non conta l’argomento, può essere un’inchiesta sulle mafie o l’inaugurazione di un teatro, e nemmeno la testata: “quotidiano” è il Corriere della Sera o l’Eco di Canicattì. È legge dello Stato il principio assurdo che più si lavora meno si guadagna: fino a 144 articoli in un anno la paga “equa” è 250 euro al mese, da 145 a 288 articoli è altrettanto “equo” essere pagati il 60% di 250 euro e da 289 a 432 articoli, il 50% di 250. È stato infatti introdotto per legge un “riduttore” dei compensi. Ma se lo sfruttamento legalizzato è chiamato “equo compenso”, il “riduttore” lo definiscono il “moltiplicatore”. È legge dello Stato che si può scrivere più di un articolo al giorno per un giornale (432 articoli l’anno) lavorando come un dipendente, ma senza contratto e senza essere assunti. Come si fa a dire che questo è lavoro autonomo?

I “cinesi” dell’informazione

Il compenso “equo” per un lancio di agenzia è di 6,25 euro. Chi lavora per un’agenzia di stampa o per una testata sul web dovrà produrre 40 segnalazioni/informazioni anche corredate da foto/video in un mese e la sua paga sarà considerata “equa”: 250 euro lordi al mese, 3.000 euro l’anno. Se il lavoro viene commissionato ma non pubblicato può non essere pagato. Naturalmente nessun rimborso spese se non concordato in precedenza. Un collaboratore può essere mandato via dalla testata senza alcun problema e nessuna tutela per il giornalista. L’accordo sull’equo compenso è stata la moneta di scambio per arrivare a firmare il rinnovo del contratto nazionale per i giornalisti dipendenti. Ma anche loro perdono clamorosamente. L’accordo sul lavoro autonomo apre la strada all’espulsione in massa dei dipendenti dalle redazioni. Perché a parità di quantità e qualità di lavoro svolto, un giornalista autonomo costa cifre ridicole rispetto a un contrattualizzato.

Via libera a un’occupazione sottopagata e precaria

Inoltre, il contratto per i dipendenti, firmato subito dopo l’accordo sull’equo compenso, sancisce il via libera a un’occupazione precaria e sottopagata, introducendo nuove tipologie di assunzione, come il salario di ingresso, che abbassano le tutele dei giovani, quelle di chi è rimasto senza lavoro o ha un contratto non inquadrato nel Ccnlg (per esempio, di collaborazione coordinata e continuativa) e, di riflesso, anche quelle degli occupati. Si concedono agli editori sgravi retributivi e contributivi anche per le eventuali assunzioni a tempo determinato, senza che sia garantita una successiva stabilizzazione. Si introduce la figura dell’apprendista che contrasta con quella del praticante, stabilita dalla legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, prolungando la retribuzione ridotta fino a 36 mesi e riducendo ulteriormente anche quella successiva che resterà quella del “Redattore ordinario con meno di 30 mesi” per un altro triennio, sempre che il contratto sia trasformato a tempo indeterminato. Secondo l’Associazione Stampa Romana «queste norme serviranno da paravento a una gigantesca sanatoria di posizioni illegali che verranno sanate a danno di professionisti fino ad oggi sfruttati selvaggiamente».

Percorso per nulla democratico e trasparente

Il percorso che ha portato a questo “pasticcio” non è stato democratico né trasparente. Dopo la firma del contratto di categoria, si arriva al paradosso che il sindacato dei giornalisti non dà spazio al dissenso e alle posizioni contrarie. La ratio della legge sull’equo compenso - promulgata a dicembre 2012 - era di proteggere dallo sfruttamento i tantissimi giornalisti non assunti, oltre il 60% degli iscritti all’Ordine. Il compito di stabilire la soglia dell’equo compenso, al di sotto del quale si configura lo sfruttamento e la perdita dei contributi pubblici all’editoria, spettava alla “Commissione governativa per la valutazione dell’Equo compenso nel lavoro giornalistico”, presieduta dal sottosegretario all’editoria Luca Lotti (prima dal sottosegretario Legnini). Lo scorso 19 giugno hanno votato a favore della delibera: i rappresentanti del Governo, del Ministero del lavoro, del Ministero dello Sviluppo economico, quelli dei giornalisti Giovanni Rossi, presidente di Fnsi-Federazione nazionale della stampa, Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi-Istituto di previdenza dei giornalisti, per gli editori Fabrizio Carotti, direttore generale della Fieg-Federazione italiana editori giornali. Unico ad aver votato contro è stato il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino.

Offesa la dignità dei lavoratori

Anni di lotte, denunce, proteste e sit in sono stati bruciati in una notte, con un accordo tra Fnsi e Fieg recepito dopo poche ore nella delibera sull’equo compenso approvata dalla Commissione presieduta dal sottosegretario Lotti. Il risultato raggiunto rende i giornalisti autonomi potenzialmente ancora più poveri. A chi dice che questo è un «compenso minimo» o un «passo avanti» per gli autonomi, chiediamo di lasciare il posto e il contratto che hanno e di andare a lavorare da autonomi per queste cifre.
L’ accordo stabilisce un pericoloso precedente e lede la dignità di tutti i lavoratori. I giornalisti che lavorano da collaboratori esterni alle redazioni non hanno potuto impedirne l’approvazione.

Altro che casta…

La Fnsi rappresenta nemmeno il 20% dei giornalisti italiani. Tantomeno i lavoratori non dipendenti che lavorano da freelance oppure con contratti cococo o partite Iva spesso finte, che camuffano veri e propri rapporti di lavoro dipendente. I loro rappresentanti freelance all’interno della Commissione nazionale contratto della Fnsi non hanno avuto voce in capitolo, se non la possibilità di dissociarsi prima, quando si profilava quest’accordo, e poi a cose fatte. Le trattative con gli editori sono state condotte sempre da un gruppo ristretto comprendente segretario e presidente di Fnsi, ovvero Franco Siddi e Giovanni Rossi. La Fnsi è il sindacato unico dei giornalisti italiani, il solo soggetto legittimato a sedersi al tavolo con gli editori. I giornalisti non possono scegliere un’altra sigla sindacale. Va da sé che Fnsi gestisce in questo momento cruciale un potere enorme ed esclusivo.
E chi potrà lavorare a queste cifre? Solo chi fa il giornalista per hobby o chi è ricco di famiglia. Un colpo mortale è stato assestato alla libertà di informazione in Italia. Il coltello dalla parte del manico forse l’avevano gli editori. Ma a spingere per pugnalare più forte è stato il nostro cosiddetto “sindacato”. La FNSI è riuscita a peggiorare le proposte della FIEG. Un accordo raggiunto in precedenza per 27 euro lordi per un articolo di 1500 battute è sceso a 20,80 euro per “almeno” 1600 battute.

Proteste in rete

Il paradosso è che siamo giornalisti ma è difficile far sentire la nostra voce. Le grandi testate, tranne qualche eccezione, non pubblicano queste informazioni. La protesta ha quindi preso la via dei social network, con tweet bombing e tweet storm sugli account @FnsiSito @frasisam (Franco Siddi), @LottiLuca @matteorenzi e con hashtag #SiddiVergogna. In occasione della conferenza stampa di presentazione dell’accordo sul contratto di categoria, nella sede di Fnsi, è stato impedito ai freelance di fare domande.

Prossime iniziative

Oltre alla presentazione di un’interrogazione parlamentare grazie al supporto dell’Onorevole Adriano Zaccagnini, lanciamo un appello per un referendum vero sul contratto appena firmato che coinvolga tutta la categoria, da tenersi nelle redazioni e nelle Associazioni di stampa regionali. Chiediamo che sia una consultazione trasparente e inclusiva, che riguardi tutti i giornalisti, dipendenti, freelance e precari, anche quelli non iscritti al sindacato, visto che il contratto di categoria è erga omnes. Per questo il prossimo 5 luglio si terrà a Roma (presso l’Orp-Opera romana pellegrinaggi, in via della Pigna 13/a) un’assemblea nazionale aperta a tutti i giornalisti. Appuntamento atteso è la manifestazione “Stop Fnsi” prevista per l’8 luglio alle ore 10, quando i giornalisti in rivolta si ritroveranno sotto la sede del sindacato a Roma, in corso Vittorio Emanuele II n. 349.