SOS INFORMAZIONE
A rischio la libertà di stampa
Dopo gli accordi appena firmati su contratto di categoria
ed equo compenso per i giornalisti non subordinati
Roma, - Un accordo sul lavoro autonomo stipulato tra le parti, sindacato ‘unico’ dei giornalisti (Fnsi) ed editori (Fieg), che diventa legge dello Stato e legalizza lo sfruttamento: 3 mila euro l’anno lordi, 250 al mese. Lo chiamano “equo” compenso, con il placet del governo nella persona del sottosegretario all’Editoria Luca Lotti. Per i giornalisti precari e freelance si tratta di un compenso “iniquo” e di un accordo truffa. È stato svenduto il lavoro dei giornalisti, rendendoli più ricattabili, sfruttati e licenziabili. A essere minacciata è la libertà di stampa, baluardo della tenuta democratica delle istituzioni. Grazie a questo accordo, è legge dello Stato che un giornalista non è sfruttato se: guadagna 20 euro lordi per un articolo (di almeno 1600 battute) che scrive per un quotidiano. 250 euro lordi al mese, 3000 euro per 144 articoli l’anno. Se il pezzo viene tagliato dalla redazione (e contiene meno di 1600 battute) l’accordo non si applica e si può essere pagati ancora meno.
Più si lavora, meno si guadagna
Non conta l’argomento, può essere un’inchiesta sulle mafie o l’inaugurazione di un teatro, e nemmeno la testata: “quotidiano” è il Corriere della Sera o l’Eco di Canicattì. È legge dello Stato il principio assurdo che più si lavora meno si guadagna: fino a 144 articoli in un anno la paga “equa” è 250 euro al mese, da 145 a 288 articoli è altrettanto “equo” essere pagati il 60% di 250 euro e da 289 a 432 articoli, il 50% di 250. È stato infatti introdotto per legge un “riduttore” dei compensi. Ma se lo sfruttamento legalizzato è chiamato “equo compenso”, il “riduttore” lo definiscono il “moltiplicatore”. È legge dello Stato che si può scrivere più di un articolo al giorno per un giornale (432 articoli l’anno) lavorando come un dipendente, ma senza contratto e senza essere assunti. Come si fa a dire che questo è lavoro autonomo?
I “cinesi” dell’informazione
Il compenso “equo” per un lancio di agenzia è di 6,25 euro. Chi lavora per un’agenzia di stampa o per una testata sul web dovrà produrre 40 segnalazioni/informazioni anche corredate da foto/video in un mese e la sua paga sarà considerata “equa”: 250 euro lordi al mese, 3.000 euro l’anno. Se il lavoro viene commissionato ma non pubblicato può non essere pagato. Naturalmente nessun rimborso spese se non concordato in precedenza. Un collaboratore può essere mandato via dalla testata senza alcun problema e nessuna tutela per il giornalista. L’accordo sull’equo compenso è stata la moneta di scambio per arrivare a firmare il rinnovo del contratto nazionale per i giornalisti dipendenti. Ma anche loro perdono clamorosamente. L’accordo sul lavoro autonomo apre la strada all’espulsione in massa dei dipendenti dalle redazioni. Perché a parità di quantità e qualità di lavoro svolto, un giornalista autonomo costa cifre ridicole rispetto a un contrattualizzato.
Via libera a un’occupazione sottopagata e precaria
Inoltre, il contratto per i dipendenti, firmato subito dopo l’accordo sull’equo compenso, sancisce il via libera a un’occupazione precaria e sottopagata, introducendo nuove tipologie di assunzione, come il salario di ingresso, che abbassano le tutele dei giovani, quelle di chi è rimasto senza lavoro o ha un contratto non inquadrato nel Ccnlg (per esempio, di collaborazione coordinata e continuativa) e, di riflesso, anche quelle degli occupati. Si concedono agli editori sgravi retributivi e contributivi anche per le eventuali assunzioni a tempo determinato, senza che sia garantita una successiva stabilizzazione. Si introduce la figura dell’apprendista che contrasta con quella del praticante, stabilita dalla legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, prolungando la retribuzione ridotta fino a 36 mesi e riducendo ulteriormente anche quella successiva che resterà quella del “Redattore ordinario con meno di 30 mesi” per un altro triennio, sempre che il contratto sia trasformato a tempo indeterminato. Secondo l’Associazione Stampa Romana «queste norme serviranno da paravento a una gigantesca sanatoria di posizioni illegali che verranno sanate a danno di professionisti fino ad oggi sfruttati selvaggiamente».
Percorso per nulla democratico e trasparente
Il percorso che ha portato a questo “pasticcio” non è stato democratico né trasparente. Dopo la firma del contratto di categoria, si arriva al paradosso che il sindacato dei giornalisti non dà spazio al dissenso e alle posizioni contrarie. La ratio della legge sull’equo compenso - promulgata a dicembre 2012 - era di proteggere dallo sfruttamento i tantissimi giornalisti non assunti, oltre il 60% degli iscritti all’Ordine. Il compito di stabilire la soglia dell’equo compenso, al di sotto del quale si configura lo sfruttamento e la perdita dei contributi pubblici all’editoria, spettava alla “Commissione governativa per la valutazione dell’Equo compenso nel lavoro giornalistico”, presieduta dal sottosegretario all’editoria Luca Lotti (prima dal sottosegretario Legnini). Lo scorso 19 giugno hanno votato a favore della delibera: i rappresentanti del Governo, del Ministero del lavoro, del Ministero dello Sviluppo economico, quelli dei giornalisti Giovanni Rossi, presidente di Fnsi-Federazione nazionale della stampa, Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi-Istituto di previdenza dei giornalisti, per gli editori Fabrizio Carotti, direttore generale della Fieg-Federazione italiana editori giornali. Unico ad aver votato contro è stato il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino.
Offesa la dignità dei lavoratori
Anni di lotte, denunce, proteste e sit in sono stati bruciati in una notte, con un accordo tra Fnsi e Fieg recepito dopo poche ore nella delibera sull’equo compenso approvata dalla Commissione presieduta dal sottosegretario Lotti. Il risultato raggiunto rende i giornalisti autonomi potenzialmente ancora più poveri. A chi dice che questo è un «compenso minimo» o un «passo avanti» per gli autonomi, chiediamo di lasciare il posto e il contratto che hanno e di andare a lavorare da autonomi per queste cifre.
L’ accordo stabilisce un pericoloso precedente e lede la dignità di tutti i lavoratori. I giornalisti che lavorano da collaboratori esterni alle redazioni non hanno potuto impedirne l’approvazione.
Altro che casta…
La Fnsi rappresenta nemmeno il 20% dei giornalisti italiani. Tantomeno i lavoratori non dipendenti che lavorano da freelance oppure con contratti cococo o partite Iva spesso finte, che camuffano veri e propri rapporti di lavoro dipendente. I loro rappresentanti freelance all’interno della Commissione nazionale contratto della Fnsi non hanno avuto voce in capitolo, se non la possibilità di dissociarsi prima, quando si profilava quest’accordo, e poi a cose fatte. Le trattative con gli editori sono state condotte sempre da un gruppo ristretto comprendente segretario e presidente di Fnsi, ovvero Franco Siddi e Giovanni Rossi. La Fnsi è il sindacato unico dei giornalisti italiani, il solo soggetto legittimato a sedersi al tavolo con gli editori. I giornalisti non possono scegliere un’altra sigla sindacale. Va da sé che Fnsi gestisce in questo momento cruciale un potere enorme ed esclusivo.
E chi potrà lavorare a queste cifre? Solo chi fa il giornalista per hobby o chi è ricco di famiglia. Un colpo mortale è stato assestato alla libertà di informazione in Italia. Il coltello dalla parte del manico forse l’avevano gli editori. Ma a spingere per pugnalare più forte è stato il nostro cosiddetto “sindacato”. La FNSI è riuscita a peggiorare le proposte della FIEG. Un accordo raggiunto in precedenza per 27 euro lordi per un articolo di 1500 battute è sceso a 20,80 euro per “almeno” 1600 battute.
Proteste in rete
Il paradosso è che siamo giornalisti ma è difficile far sentire la nostra voce. Le grandi testate, tranne qualche eccezione, non pubblicano queste informazioni. La protesta ha quindi preso la via dei social network, con tweet bombing e tweet storm sugli account @FnsiSito @frasisam (Franco Siddi), @LottiLuca @matteorenzi e con hashtag #SiddiVergogna. In occasione della conferenza stampa di presentazione dell’accordo sul contratto di categoria, nella sede di Fnsi, è stato impedito ai freelance di fare domande.
Prossime iniziative
Oltre alla presentazione di un’interrogazione parlamentare grazie al supporto dell’Onorevole Adriano Zaccagnini, lanciamo un appello per un referendum vero sul contratto appena firmato che coinvolga tutta la categoria, da tenersi nelle redazioni e nelle Associazioni di stampa regionali. Chiediamo che sia una consultazione trasparente e inclusiva, che riguardi tutti i giornalisti, dipendenti, freelance e precari, anche quelli non iscritti al sindacato, visto che il contratto di categoria è erga omnes. Per questo il prossimo 5 luglio si terrà a Roma (presso l’Orp-Opera romana pellegrinaggi, in via della Pigna 13/a) un’assemblea nazionale aperta a tutti i giornalisti. Appuntamento atteso è la manifestazione “Stop Fnsi” prevista per l’8 luglio alle ore 10, quando i giornalisti in rivolta si ritroveranno sotto la sede del sindacato a Roma, in corso Vittorio Emanuele II n. 349.
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